Caregiver

Chi è il caregiver?

Eventi traumatici: malattia e infortunio gravi

Per tenere qualcosa, devi averne cura

per averne cura devi capire di che tipo di cura ha bisogno.
Dorothy Parker

Chi è il caregiver?

Il termine inglese è costituito dalle parole care “cura” e giver “chi da”, identificando quindi colui che, occupandosi e rivolgendosi ad un altro da se, “da/ha cura” in termini sia pragmatici che emozionali, svolgendo un ruolo fondamentale anche per il buon esito della terapia o comunque di una riorganizzazione della vita.

 

Il caregiver familiare è pertanto colui che si prende cura di una persona cara bisognosa di assistenza a lungo termine, in quanto affetta da una malattia grave e/o cronica, da disabilità o da qualsiasi altra condizione di non autosufficienza; generalmente sono mogli, mariti, fratelli, figli, genitori, coloro che stanno accanto, ascoltano, sostengono, aiutano.

 

La condizione (malattia-infortunio-disabilità…) non li colpisce in prima persona ma pesa su di loro, a volte con gravi conseguenze. Chi si occupa di una persona cara tende a farsi carico, oltre ai suoi bisogni, di tutti di tutte le sue emozioni, finendo spesso con il mettere in secondo piano il proprio benessere, lasciando che sia invasa ogni area personale: si mette completamente a disposizione del proprio caro, in un ruolo di dedizione assoluta.

È importante che il caregiver mantenga il proprio equilibrio, è pertanto necessario incrementare la consapevolezza rispetto alla condizione di accudimento e alla necessità di mantenere un’area di libertà individuale (tempi, spazi per occuparsi di se, mantenere relazioni sociali,  per monitorare e occuparsi del proprio benessere e se necessario chiedere aiuto a sua volta). Il rischio è quello di venire schiacciati dalla sofferenza dell’altro e conseguentemente di non essere più di aiuto.

Eventi traumatici: malattia e infortunio gravi

La malattia grave e/o cronica (tumore, SLA, cardiopatia, ictus ecc..) è sicuramente una condizione psicofisica di grande stress ed elevato impatto emotivo. Le aspettative e le speranze legate alla qualità della vita e alla vita stessa vengono fortemente incrinate. Il dolore fisico ed emotivo tendono a prevalere alimentando le paure legate alla condizione presente, alla propria autonomia e alla possibilità di credere e investire sul futuro.

Anche i gravi infortuni (lesioni cerebrali e spinali, amputazioni, ecc…) cambiano radicalmente le condizioni di vita di una persona, a volte riducendone l’autonomia o comunque richiedendo l’acquisizione di nuove competenze che permettano un riadattamento all’ambiente.

 

Peculiare è, inoltre il vissuto emotivo di uno sportivo a fronte di un infortunio grave. L’atleta che incontra un infortunio grave può sperimentare una condizione di distacco dal proprio corpo, di riduzione della consapevolezza di ciò che accade all’esterno, difficoltà di concentrazione e di ricordo degli specifici dettagli attinenti al trauma. Da un punto di vista emotivo possono manifestarsi due diverse modalità di reazione: distacco affettivo o anestesia emozionale, verso i sentimenti devastanti; eccessivo stato di eccitabilità, associato ad ansia e paura. L’infortunio propone all’atleta una visione di se non più infallibile, bensì limitato e impotente. Questo provoca reazioni di rabbia, tristezza, depressione, senso di colpa, non accettazione dell’accaduto ed in seguito rifiuto di seguire un programma di riabilitazione.

 
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