4.

Dolore

Come afferma l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è dolore ciò che ciascuno di noi dice di essere dolore. Di certo esso indica che nell'organismo sta accadendo qualcosa di nocivo. Infatti, è una spia che si accende per informarci che qualcosa non funziona bene in qualche parte del nostro organismo. Il corpo informa il cervello affinché questo, in modo istintivo o mediato, possa porre in atto comportamenti adeguati. Funzionando come allarme, il dolore segnala il rischio di perdita dell'integrità psicofisica: ciò allo scopo di conservarla o ripristinarla. Molte malattie sono individuabili grazie, appunto, alle localizzazioni del dolore e alle sue qualità. Ma se questo è vero per le malattie acute non lo è invece quando il dolore si fa cronico, ossia quando esaurisce il suo compito di sentinella perdendo l'utilità di allarme e divenendo esso stesso più malattia che sintomo, causando quindi disequilibrio organico o psichico.

 

Tipi di dolore

Il dolore può essere localizzato, irradiato o riferito. Si parla di dolore localizzato quando una persona indica il preciso punto del corpo dove avverte il dolore. Nel caso in cui dal punto di origine il dolore sembra seguire un decorso lungo un tratto del corpo (per esempio, un mal di schiena con una irradiazione sciatica) si tratta di dolore irradiato. Quando chi soffre indica un'area di dolore cutaneo più o meno vasta senza una chiara localizzazione ci troviamo di fronte al dolore riferito.
Il dolore, poi, si distingue in:

  • acuto, quando compare all'improvviso e ha una durata limitata perché cessa con la guarigione della causa che lo ha provocato

  • cronico, che tende ad essere più insistente del dolore acuto: il sintomo, infatti, dura più del previsto e compromette la vita sociale e la personalità del paziente.

Ci sono anche il dolore somatico e quello psicosomatico. Il primo non coinvolge il sistema nervoso, mentre nel secondo alla componente fisica si aggiunge una componente emotiva.


Dolore acuto
Compare all'improvviso ed è il classico caso di allarme che aiuta ad agire correttamente per evitare all'organismo un danno maggiore, per esempio tenere a riposo una parte traumatizzata. Quando il dolore persiste oltre il processo di guarigione assume le caratteristiche del dolore cronico. Nella maggior parte dei casi può essere il sintomo che permette al medico di giungere immediatamente a stabilire una diagnosi. Qualunque sia l'origine, il dolore acuto produce reazioni di difesa e di protezione che comprendono:

  • alterazioni dell'umore (depressione, ansia, paura)

  • modifiche del sistema nervoso autonomo (alterazione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, nausea, vomito, sudorazione)

  • atteggiamenti di modifica della postura.


Dolore cronico
Opprime centinaia di milioni di persone nel mondo e altera le loro capacità fisiche, emozionali e lavorative. Il dolore veniva in passato definito cronico quando durava almeno sei mesi, ormai il limite temporale è stato superato e oggi il dolore è cronico se dura più del previsto. È uno stato che tende ad essere più insistente del dolore acuto e compromette la vita sociale e la personalità del paziente. Le persone affette da dolore cronico soffrono anche di disturbi del sonno, depressione, affaticamento, e vedono ridotte le loro facoltà intellettive. Le più comuni sindromi sono: lombalgia cronica, mal di testa, fibromialgia (infiammazione cronica dei muscoli e dei tessuti localizzati intorno alle articolazioni) e neuropatia (malattia che coinvolge i nervi periferici).

Dolore somatico
È un dolore che spesso si presenta con sintomi acuti, che coinvolge e trova origine nel corpo senza coinvolgere il sistema nervoso. Si distingue tra dolore somatico vero e proprio, ossia l'eccitazione dei sensori del dolore situati nella cute, nei muscoli, nelle articolazioni e nelle ossa, e dolore somatico viscerale, ossia il dolore che nasce dagli organi interni. In entrambi i casi lo stimolo doloroso è acuto. Di solito è controllabile con antinfiammatori e analgesici.

Dolore psicosomatico
Nel dolore psicosomatico al dolore fisico si accompagna sempre una componente emotiva che molto spesso ne moltiplica gli effetti fino a renderlo insopportabile o, al contrario, riesce ad attutirlo fino a cancellarlo. Perché questo accada non è ancora del tutto chiaro. Secondo gli studiosi la situazione del dolore stimolerebbe l'individuo a compiere atti di "lotta o fuga" per conservare se stesso. Rimane comunque difficile classificare "categorie" emotive riferite al dolore. Ogni individuo vive infatti il dolore in modo del tutto personale a causa di molte variabili.

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