Gruppi d'incontro

è una fame di rapporti che siano intimi e veri

Carl Rogers

In ogni ambiente in cui viviamo, noi ci mascheriamo, non mostriamo agli altri chi realmente siamo, pensando così di essere meglio accettati. Crediamo che tutto ciò sia senza conseguenze per il nostro benessere, e ci sbagliamo. 

 

In un gruppo invece le persone si sciolgono, si lasciano andare, fino ad arrivare ad esperienze di espressione emotiva, verbale e corporea che mai avevano provato prima. La parola chiave è l’accettazione, di se stessi e degli altri; è quando c’è accettazione che la persona cambia ed i frutti della partecipazione ad un gruppo vengono espressi anche al di fuori del gruppo stesso, obiettivo questo centrale dell’attività gruppale.

 

Il gruppo non è fine a se stesso, non deve essere visto come un’oasi di benessere nel quale ricaricarsi ma come un’esperienza che dona spunti di applicazione del benessere alla vita quotidiana.

 

Alcuni tra i processi più comuni che si sviluppano in un gruppo:

  • Resistenza iniziale all’espressione e all’indagine personale: le persone inizialmente rivelano il loro Sé pubblico e gradualmente passano ad esporre quello privato.

  • Espressione di sentimenti passati/presenti: inizialmente le persone parlano del loro passato, poi piano piano iniziano a parlare del presente, di quello che provano nel “qui ed ora” (a volte esprimendo sentimenti negativi), ed è quello il primo vero materiale su cui lavorare (ricordiamo che questo tipo di gruppi è centrato sulle relazioni con gli altri, e il modo migliore per studiare tali relazioni è proprio parlare del presente, cosa provo adesso mentre sto parlando con te…).

  • Investigazione del materiale personale: quando qualcuno inizia a portare del materiale personale significa che ha accettato il gruppo come suo, che si sente parte del gruppo e che lì dentro c’è libertà di espressione. Gli altri membri possono reagire in modi diversi a quella dichiarazione: alcuni possono accogliere quel materiale mentre altri possono rifiutarlo.

  • Lo sviluppo di una capacità curativa in ambito gruppale: molte persone sviluppano una capacità curativa, di ascolto ed empatia che non pensavano di avere solo dopo aver partecipato ad un gruppo.

  • Accettazione di se stessi come inizio del cambiamento: di solito è accompagnato con una espressione emotiva forte di una persona che rimane di fronte a tutti gli altri, senza scappare, e si mostra così com’è.

  • La rottura della facciate: col passare del tempo è il gruppo stesso che non sopporta più che alcuni suoi membri mantengano alte le loro difese; capita (in diversi modi, a volte con gentilezza, altre volte con aggrssività) che il gruppo stesso esiga da un individuo che sia se stesso.

Una emozione che richiede particolare attenzione perché al centro dei processi di sviluppo e cambiamento in una dinamica di gruppo è la solitudine, intesa come la mancanza di contatto con altre persone. Quando un individuo abbandona il suo guscio diventa più vulnerabile a questa solitudine, che può arrivare a rasentare il dolore quando una persona permette a se stessa di capire che il significato della vita non risiede né può risiedere nel rapporto della sua facciata con la realtà esterna. La solitudine viene alimentata da una convinzione: nessuno può amare il mio vero Sé, ciò che realmente sono; il gruppo funge da catalizzatore per facilitare l’espressione del vero Sé.

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