MENTAL training

SNA

Il Modello neurofisiologico di Gellhorn:

la curva energetica

Il simpatico ed il parasimpatico, le due componenti del Sistema Nervoso Autonomo, regolano le funzioni dell’organismo ed influiscono sul metabolismo di ogni cellula.
Il simpatico consente l’attivazione dell’azione e prepara l’organismo a risposte di emergenza con un aumento del battito cardiaco, uno spostamento del sangue verso i muscoli ed un aumento del respiro con dispendio di energia.

Il parasimpatico consente l’attivazione delle funzioni del riposo e del recupero energetico, controbilanciando gli effetti del simpatico, rallentando i battiti cardiaci, spostando il sangue verso il tratto digerente, stimolando la peristalsi e aumentando le secrezioni digestive con recupero di energia.

Se i due sistemi lavorano simultaneamente i loro effetti si sommano scaricandosi l’uno sull’altro e viene a mancare il rimbalzo, ovvero il completamento della scarica del simpatico, con cui l’attività del medesimo si riduce, con aumento dell’attività del parasimpatico e viceversa. Si crea in questo modo un nodo simpatico/parasimpatico, che assume le dimensioni e le caratteristiche di un vero e proprio nodo emotivo.

Vi è una stretta correlazione tra nodi emotivi e malessere generale della persona o mal funzionamento. Abbiamo infatti, in questi casi, due tipi di disfunzione:

  1. con il predominio del simpatico si generano emozioni di rabbia, ira, frustrazione, irritabilità e sintomi come agitazione, nervosismo, palpitazioni, insonnia;

  2. con il predominio del parasimpatico si generano emozioni di vulnerabilità, senso di ferita e/o di colpa, paura, tristezza e sintomi come depressione, affaticamento, nausea, vomito, diarrea, stitichezza.

A livello di intervento terapeutico l’obbiettivo è ripristinare l’alternanza armonica fra le due funzioni per ricreare condizioni di benessere, caratterizzato da emozioni di gioia attiva, a livello del simpatico, e di fusione e piacere, a livello del parasimpatico.

 

Questo schema teorico aiuta il terapeuta a stimolare nel soggetto l’approfondimento e la trasformazione delle emozioni, al fine di provare, successivamente, sollievo e desiderio di cambiamento e di nuova iniziativa a livello dell’azione personale.

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Il Modello neurofisiologico di Laborit: l'inibizione dell'azione

L'ipotesi sottesa al Modello neurofisiologico di Henri Laborit è che i disturbi emotivi e/o psicosomatici derivino da un'inibizione all'azione prolugata nel tempo.

Questa si verifica quando il sistema di inibizione dell'azione (SIA), per cui la persona non reagisce ad un ostacolo esterno ma scarica dentro di sé le reazioni di attacco e fuga, prevale sul sistema di attivazione dell’azione (SAA) che consente l'allontanamento (fuga) da uno stimolo esterno percepito come minaccioso e l’avvicinamento o l'attacco (lotta) verso uno stimolo esterno percepito rispettivamente come attraente o distruttivo.

A livello di intervento terapeutico l'obiettivo è la disinibizione dell'azione, a partire dai gesti, dai movimenti e dalle azioni del soggetto, connessi a pensieri e vissuti emotivi che potranno esssere esplicitati ed espressi.

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Integrando il modello di Laborit con quello di Gellhorn, possiamo affermare che i disturbi emotivi e/o psicosomatici, i blocchi emotivi, derivano da un'inibizione all'azione prolungata nel tempo che blocca il normale funzionamento di alternanza tra simpatico e parasimpatico.

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Il cervello UNO-trino di P. D. MacLean

MacLean individua tre formazioni anatomiche principali che sono anche funzionali e che si sono sovrapposte, integrandosi, nel corso dell’evoluzione:

  • il cervello rettiliano che rappresenta il cervello più antico, responsabile dei pattern di comportamenti innati e tipici per ogni specie, necessari alla sopravvivenza degli individui e della specie: quindi degli istinti legati alla nutrizione, alla lotta, alla fuga e alla riproduzione;

  • Il cervello paleommammaliano, o sistema limbico, svolge un ruolo importante nell’elaborazione delle emozioni che guidano il comportamento in rapporto ai due principi vitali fondamentali: quello dell’autoconservazione e quello della conservazione della specie. Il sistema limbico è responsabile per le emozioni superiori e per la motivazione, così come per l’apprendimento e la memoria. Pertanto l’emotività è legata a diverse strutture primitive di questo sistema che fornisce, in questo modo, una maggiore flessibilità nel comportamento integrando i messaggi interni ed esterni al corpo.

  • Il cervello neomammaliano, o neocorteccia, è molto sviluppato negli umani ed è la sede del linguaggio, dell’autocoscienza, delle concezioni dello spazio, del tempo, della causalità e, in generale, è la sede di tutti quei comportamenti che richiedono una intelligenza più elaborata per essere prodotti.

L'origine NEUROevolutiva delle EMOZIONI

di J. Panksepp

Panksepp assume una posizione netta all’interno del dibattito che contrappone una concezione categoriale delle emozioni di base ad un’altra dimensionale; si distingue inoltre dai neuroscienziati cognitivisti che attribuiscono alle regioni sottocorticali l’attività cerebrale all’origine delle reazioni viscerali (variazioni nel battito cardiaco e nella pressione sanguigna, secrezioni di cortisolo) e dei comportamenti emotivo-istintivi, ma che non riconoscono a queste aree ancestrali del cervello la capacità di generare sentimenti affettivi.

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Automotivazione e Obiettivi

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Attenzione e Concentrazione

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Respirazione

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